Pillole di Storia: le statue-stele della Lunigiana con iscrizioni “Etrusche”
Alcune statue-stele della Lunigiana presentano iscrizioni in alfabeto etrusco.
Si tratta di statue stele dell’Età del Rame (IV-III millennio a.C.) che vengono riutilizzate nel corso dell’Età del Ferro, a partire dal VI secolo a.C., come segnacoli funerari per personaggi importanti all’interno delle comunità liguri locali che abitavano l’entroterra.
Nel Età del Ferro le statue stele subiscono delle innovazioni dal punto di vista artistico, sono caratterizzate da una rappresentazione più realistica della figura umana e da una lavorazione quasi a tutto tondo del monumento, con un evidente tentativo di ricerca tridimensionale.
Negli esemplari che ci sono pervenuti sono rappresentati solo personaggi maschili, con testa di forma rotondeggiante distinta dal corpo mediante un collo piuttosto largo. Il volto è arricchito da particolari anatomici precisi; in un caso (Filetto II) sono rappresentati anche le gambe e i piedi.
Nella maggioranza dei casi queste statue stele hanno in comune la rappresentazione di armi in ferro: l’ascia a tallone con lama quadrangolare e lungo manico cui talvolta possono essere associati due giavellotti oppure una lancia. In certi casi e’ presente anche un pugnale o una spada “ad antenne” posti sul fianco e sorretti dalla cintura come si vede nelle statue stele di Filetto II e Sorano V. . E’ sempre indicata la cintura e talvolta un perizoma triangolare.
Si differenzia tipologicamente solo la stele di Lerici, elaborazione di un monumento piú antico, dove il personaggio maschile è reso di profilo sulla superficie della pietra, con uno scudo rotondo ed un elmo a calotta, che sembrano apparire anche sulla statua stele di Reusa. Oltre alle aggiunte successive, alcune statue stele vengono costruite ex-novo come quella di Zignago in Val di Vara.
Tre statue stele (Zignago, Filetto II, Bigliolo) risultano corredate dalle iscrizioni in caratteri etruschi. Molto probabilmente queste iscrizioni non sono in etrusco, ma in “leponzio-ligure”, una lingua locale con tratti celtici che ha riutilizzato l’ alfabeto etrusco tipico della regione di Chiusi, dell’ Etruria settentrionale e Padana diffuso in Lunigiana durante la prima metà del VI secolo a.C.. Questo alfabeto comprende il tipico segno a croce di S. Andrea con suono dentale “th” che è caratteristico dell’Etruria interna e settentrionale, ma anche della Padania e del Veneto.
Le iscrizioni note fino ad ora sono soltanto tre e l’ipotesi più probabile è che si tratti di iscrizioni onomastiche, cioè riferite a nomi di persone. La parte destra della statua stele di Zignago, ad esempio, presenta un’iscrizione verticale diversamente interpretata come “Mezunemius” o “Mezu nemiusus ed è probabile che si riferisse a uno o due nomi di persona.
Iscrizioni simili si trovano sulle statue stele di Filetto II e Bigliolo e menzionano sempre nomi di persona, mentre quella di Filetto I reca incisa sotto la clavicola, nella parte destra del corpo, soltanto una lettera che corrisponde alla nostra S.
Purtroppo le iscrizioni che riguardano le statue stele sono ancora molto scarse, comunque hanno suscitato molto interesse, anche da parte degli epigrafisti.



a cura di Tommaso Moggio – educatore museale
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