Pillole di storia: la scrittura etrusca e la stele di Vicchio

Pillole di storia: la scrittura etrusca e la stele di Vicchio

Contenuto a cura di Tommaso Moggio, educatore museale CMAC

La stele di Vicchio è stata ritrovata presso il santuario di Poggio Colla nel Mugello (Firenze) durante l’ultima campagna di scavi condotta nel 2015 dal “Mugello Valley Archeological Project” (MVAP), un consorzio di Università americane. Quest’anno la stele è stata esposta per una mostra temporanea presso la Fondazione Rovati di Milano, il nuovo Museo Etrusco.

Si tratta di un blocco di pietra iscritto accuratamente e collocato nel basamento murario delle fondazioni del podio del tempio monumentale di Poggio Colla costruito intorno al 500 a.C.

La stele è alta 120 cm.: la parte superiore è ben rifinita e reca diverse iscrizioni, mentre la parte inferiore presenta una superficie non rifinita, poiché in origine era certamente destinata ad essere piantata nel terreno.

E’ realizzata in pietra arenaria locale, un materiale granuloso che rende difficile la lettura delle lunghe sequenze di lettere, infatti alcune parti dell’iscrizione sono andate perdute e sono visibili soltanto settanta lettere circa.

Sembra che la stele sia stata iscritta quattro volte, due sui bordi e due su una faccia.

Il testo più lungo, forse il più antico, copre i bordi smussati della sommità e si legge da destra a sinistra o viceversa in righi alternati.

I testi sono sempre in fase di decifrazione: alcune parole possono essere identificate con certezza, mentre altre con una buona attendibilità e da queste si deduce che si tratta di iscrizioni dedicatorie per il santuario. Insieme ai nomi delle divinità ci possono essere anche quelli di coloro che hanno fatto le dediche al santuario. Questo fa delle iscrizioni della stele uno dei tre testi religiosi etruschi più lunghi finora ritrovati.

A differenza del celebre Liber linteus della mummia di Zagabria e della tegola di Capua, la stele di Vicchio è la testimonianza più arcaica e l’unica che proviene da un contesto archeologico certo.

Uno dei quattro testi della stele, iscritto sulla faccia inferiore sinistra documenta per certo una dedicazione degli oggetti “a Tinia (ovvero Zeus/Giove) nel luogo (santuario) di Uni” e grazie a questo si può ipotizzare che parte del tempio fosse dedicato alla dea etrusca Uni (ovvero la Giunone romana), in accordo con altre testimonianze archeologiche rinvenute presso il sito che indicano un contesto sacro.

Oltre a essere unica nell’Etruria settentrionale, dunque, la stele di Vicchio a differenza della maggior parte delle iscrizioni etrusche, non riguarda un testo funerario e per questo offre nuovi scenari per lo studio della lingua etrusca.